LA STORIA DEL MONTE ROCCA

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Caldiero è un paese di pianura, posizionato a sinistra dell’Adige, che conclude a meridione la Val d’Illasi. Ai piedi dei colli che circondano la zona, sgorgano acque termali che probabilmente hanno dato il nome a Caldiero. Data la sua posizione strategica, ai piedi dei monti in una tradizionale fascia di transito, è una zona abitata fin dai tempi della preistoria.

 

Il sito archeologico sul Monte Rocca: nel 1992 sono state individuate alcune strutture murarie di epoca medievale, al di sotto delle quali esiste un poderoso deposito archeologico attribuibile all’età del bronzo. Sono stati trovati resti di focolari, che fanno presumere l’esistenza di strutture abitative. Dalle prime analisi, l’abitato è inquadrabile nella media e recente età del bronzo; altri resti ritrovati sono invece attribuibili all’età del bronzo finale.

L’abitato preistorico sul Monte Rocca era di importanza particolare e probabilmente aveva funzione strategica, a dominio d’una via preistorica che correva ai piedi delle colline. Questo è in parte documentato, sia dalla lunga durata dell’abitato stesso, sia dal pregio di alcuni materiali rinvenuti tra cui una piccola matassa di fili d’oro.

La campagna del 1999 ha messo in evidenza una struttura di epoca preistorica, probabilmente dell’età del bronzo, a forma d’ellisse di dimensioni notevoli contenente frammenti di pentolame comune. L’ipotesi è che si tratti di una costruzione atta a rendere pianeggiante la maggior parte della sommità del colle; ma la consistenza della muratura e la stessa monumentalità di queste apre spiragli a più suggestive ipotesi.

 

Il colle: il Monte Rocca è in verità un parco di 5 ettari al quale si accede dalla strada che conduce alle terme. La quota del colle è di 81 metri, il parco è racchiuso da alte mura di forma vagamente ellittica e all’interno sono presenti ulteriori due terrazzamenti concentrici.

 

Il castello: è il risultato di un’opera di ricostruzione di un insediamento più antico, operata dal Dott. Luigi Parisi (medico chirurgo) nella prima metà dell’Ottocento. Si tratta di un corpo costituito da una torre con due ali inclinate che seguono l’andatura delle mura. Contrapposto a questo, vi è un piccolo corpo di fabbrica rettangolare, le cui origini e funzioni non sono chiare. Sulla facciata una lapide porta la data MCCXXXIII.

 

La rocca: il Dott. Parisi, dopo aver fatto ricostruire il “castello”, ha commissionato la costruzione di una villa a “torre” in stile goticheggiante, sulla porzione ovest della terrazza sommitale del colle.

IMG-20150224-WA0012L’edificio, a schema ottagonale, fu costruito su disegno di Guido Gaspari nella seconda metà del XIX secolo, sui ruderi di un antico edificio di forma ottagonale.

La villa è costituita da un piano interrato che si raccorda ad una scala centrale a struttura circolare, tramite la quale è possibile raggiungere il piano rialzato ed il primo piano. Ogni piano è suddiviso in quattro stanze, tutte collegate tra loro e raccordate da salette a pianta triangolare. Le decorazioni pittoriche all’esterno presentano una trama dipinta a losanghe ad imitazione del laterizio e tufo; gli interni sono dipinti a tempera con elementi decorativi e figurativi culturalmente riferibili a motivi di origine cinquecentesca e di imitazione vagamente pompeiana. Le stanze hanno le pareti con decorazioni imitanti tappezzerie stampate o con disegni di tendaggi; pregevoli sono gli inserti architettonici e plastici riprodotti sulle pareti e sul soffitto.

Il complesso era inserito in un giardino romantico, con viali alberati e percorsi nella “natura” in cui erano collocati balaustre e sedute in pietra e forse statue.

Nei primi anni del ‘900 il banchiere Bardi completò l’opera, attrezzando gli interni in stile neogotico e utilizzando esperti artigiani. Il complesso della Rocca divenne poi di proprietà di un commerciante, Alcide Cassetta, che usò la villa per le vacanze e il castello come fattoria, continuando i lavori di restauro e cedendola, infine, nel secondo dopoguerra, all’Amministrazione Comunale.

 

Redatto da: Priscilla Maron

Fonte: “Caldiero fra cronaca e storia” di Michele Gragnato e Fiorenzo Menegelli